Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

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LA FUNZIONE DELL’IMMAGINE FIGURATIVA
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LA FUNZIONE DELL’IMMAGINE FIGURATIVA

A questo punto sarà opportuno inserire qualche riflessione sulla funzione dell’espressione figurativa in generale. Gli antichi complessi decorativi delle nostre chiese non hanno una funzione puramente estetica, non si limitano cioè a rendere più solenne, più ricca la casa di Dio.
La loro funzione va ben oltre: come la parola, la liturgia e le rappresentazioni religiose così diffuse all’epoca della decorazione della Basilica di Assisi, essi partecipano alla predicazione, ossia contribuiscono a diffondere la parola di Dio fra uomini di ogni condizione sociale. Questa fu fin dagli inizi , la funzione basilare dell’illustrazione figurativa cristiana e rimase tale nel corso del medioevo, anche se talvolta l’uso fuorviato della formulazione pittorica ne oscurò il compito primordiale.
Da un testo del Vescovo Latino Paolino da Nola, consacrato nell’anno 409, sappiamo che già ai suoi tempi era uso rivestire gli spazi sacri di “esseri finti” (animantibus adsimulatis). Ciò che lo indusse a decorare la sua basilica dedicata a San Felice, fu il fatto che la gloria e la fama dei Santi attirava i credenti e li incitava ad approfondire le loro cognizioni. “Vengono in schiere da lontano, spinti dalla loro fede. Ma sono illetterati e incolti, talvolta persino male informati, perché non sanno leggere, Ma non appena si trovano in contatto visuale con le figure aggetto della loro venerazione, si desta in loro la gioia della contemplazione”.
Questo passo fa risaltare la forza della suggestione che dà vita alla figura.
“La loro perseveranza è tale che non appena scende l’oscurità, si procurano delle torce, e invece di abbandonarsi ai piaceri del vino, godono la gioia che procura loro la contemplazione e la comprensione della vita dei Santi”.
Il Vescovo Paolino riconobbe dunque il valore dell’illustrazione come mezzo di istruzione e predicazione. Anzi, egli le attribuì una forza dinamica non inferiore alla parola scritta.In questo senso si devono interpretare le raccomandazioni date alle autorità ecclesiastiche nel corso dei secoli. Sono spesso citate le parole di Antonio il Grande, morto nel 604: “La pittura è tollerata nelle chiese perché le sue rappresentazioni figurative sulle pareti, insegnano agli illetterati, ignari delle lettere, quello che non possono imparare dai libri”.
L’immagine e la figura non hanno però sempre trovato solo stima e apprezzamento bensì contraddizione e odio, basti constatare che la funzione dell’immagine e della rappresentazione figurativa uscì elevata e sublimata dalle lotte di cui fu oggetto, come dimostrò l’iconoclastia bizantina terminata nell’anno 843.
All’epoca in cui si compì il rivestimento pittorico della chiesa di San Francesco, la raffigurazione era ancora considerata come la “Scrittura dei laici” (Durando il Vecchio).Bisogna tuttavia rendersi conto che le espressioni “laici, illetterati, Analfabeti” a quell’epoca non avevano lo stesso significato che viene dato loro al giorno d’oggi. La stampa non era stata ancora inventata e le illustrazioni di quei tempi richiedevano uno studio molto approfondito per essere interpretate adeguatamente.
Già i Padri della chiesa orientale si erano occupati della relazione tra rappresentazione figurativa e parola pronunciata, cioè letta, perché il “leggere” d’allora non era altro che un “leggere ad alta voce”. E giunsero alla conclusione che l’occhio si lascia ingannare molto meno dell’orecchio.
La figura riceve la sua funzione dalla Sacra Scrittura. Questo è il risultato delle riflessioni dei Padri greci e latini. Perciò il concetto di “figura” o “immagine” o “ritratto”, rappresentava per loro tutt’altra cosa di quello che si intenderà più tardi, per esempio nel Rinascimento, usando le stesse espressioni. L’epoca che precede il Rinascimento cercava di dipingere l’uomo come lo vede Iddio, cioè come lo vedeva la Bibbia. Paolino da Nola (353-431) risponde ad un’amico che gli aveva chiesto un ritratto con queste parole:: “ Che ritratto dobbiamo mandarti? Dell’uomo terreno o dell’uomo celeste? So che tu desideri l’immagine indelebile che ama in te il Re celeste”. Nell’immagine non si cerca la riproduzione fedele della natura, si vuole scoprire se questa immagine ha una certa somiglianza con l’immagine primordiale del nuovo Adamo. L’immagine doveva essere una copia pallida e misteriosa dell’uomo celeste, dello splendore di Cristo. Questa concezione emerge anche dai gesti e dalle caratteristiche delle figure di questa epoca. Anche i colori assunsero un significato simbolico, il rapporto della collocazione spaziale fra le singole scene e figure acquistò una importanza sempre più grande
Chi si accinge a “leggere” una raffigurazione pittorica, cioè ad esaminarla e interpretarla, deve perciò concentrare la sua attenzione sulla questione fondamentale: se il contenuto è in relazione alla Scrittura e se è espressione del messaggio biblico.
Come si “leggono” le illustrazioni? A questo proposito alcuni consigli ci sono stati tramandati dai Padri della chiesa greca. Teodoro Studion, che ha trattato nel modo più completo la teologia greca nell’illustrazione, fa considerare il pericolo derivante dallo studio di una figura o scena considerata solo in sé e per sé. Egli ricorda che l’Evangelista e il pittore devono completarsi a vicenda e considerare che solo in virtù di questo loro rapporto intimo e reciproco, essi sono in grado di contribuire alla proclamazione dell’annuncio dell’opera di redenzione..
Qui si cela l’ostacolo che intralcia l’uomo moderno nel suo tentativo di avvicinarsi al mondo metaforico medioevale. L’arte figurativa medioevale si dischiude alla comprensione approfondita del suo contenuto solo se posta in relazione alla parola da cui ha preso origine.
Riportiamo le parole di un contemporaneo:
“Tutto quello che serve di decorazione nell’ambito della chiesa, ha la sua origine nei misteri divini, e ogni cosa effonde una dolcezza celeste, ma solo se trova un osservatore attento, che sa ’succhiare’ il miele dalla roccia e far uscire l’olio dalla pietra più dura”.


Gherard Ruf
O.F.M.CONV

 



 
 



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